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International Gramsci Society Newsletter
Number 9 (March, 1999): electronic supplement 1 |
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Per gli ottanta anni di Valentino GerratanaFabio FrosiniHo conosciuto Valentino Gerratana quasi esattamente otto anni fa, nell'inverno 90-91, nel suo ufficio all'Istituto Gramsci, nella vecchia sede di Via del Seminario. A quel tempo studiavo filosofia all'università, leggevo con passione Gramsci, e avevo appena scritto un lungo saggio su Gramsci e Lenin. Giorgio Baratta, che sarebbe poi stato il mio relatore di laurea, lo mostrò a Valentino. Gli piacque e volle conoscermi. L'incontro avvenne, come detto, nel suo ufficio al Gramsci: una stanza molto sobria; solo tanti libri negli scaffali e, in uno di questi, l'oggetto del desiderio: la serie completa dei quaderni gramsciani, ben rilegati e ordinati; in fotocopia, ovviamente, ma a me bastava. Tra di noi, una scrivania ingombra di libri, un telefono, della corrispondenza. Valentino mi colpì subito per la sua essenzialità, e anche per una certa scabrosità o ruvidezza, che poi mi si è rivelata per un misto di pudore e di amore della franchezza -- e della verità, sopratutto. L'amore della verità era del resto l'elemento che avevo imparato ad apprezzare proprio in Gramsci negli anni precedenti, quelli della lettura liceale -- volenterosa e disordinata -- dei Quaderni. Ricordo ancora la delusione provata di fronte al Machiavelli dell'edizione Togliatti-Platone, in cui io avevo cercato un'argomentazione organica, e dove invece trovai una ricca ma disorientante miscellanea. E ricordo anche l'emozione provata, l'anno successivo, alla lettura dell'edizione Gerratana, in cui quella 'miscellanea' mi si squadernava dinanzi, acquisendo finalmente una forma e un ordine, l'unico possibile: quello temporale, quello del concreto lavoro di Gramsci nel suo farsi. La materialità: era questa la prima, imprescindibile 'verità' che il ricercatore doveva rintracciare nei Quaderni, condizione di ogni altra verità possibile: politica, storica, filosofica... Questa era la tesi argomentata, in modo esemplare, nella «Prefazione» che Gerratana aveva preposto alla sua fatica, e che resta secondo me un modello anche dal punto di vista strettamente stilistico. Quella «Prefazione» (che l'autore ha ristampato nel suo prezioso Gramsci. Problemi di metodo, Editori Riuniti 1997) è oggi ben lungi dall'aver esaurito tutte le sue potenzialità di rottura (risale al 1975!) rispetto al modo dominante di leggere i Quaderni, modo a cui viene piegata la stessa edizione critica, quando la si prende come un contenitore da cui pescare qua e là, alla ricerca di una qualche organica e compiuta 'teoria'. Ai miei anni universitari risale la lettura di altri testi di Gerratana, in particolare delle Ricerche di storia del marxismo, del 1972, con la scoperta di un Lenin senza 'ismi', molto vicino a Gramsci, in particolare per il fatto di essere, come lui, tutto preso dentro alla difficoltà di quadrare il cerchio della storia (dell'esperienza) e della teoria (della verità), per mezzo di quell'atto creativo che si chiama 'politica'; o più precisamente: per mezzo di quell'atto che è e resta veramente 'creativo' (cioè trasformatore, rivoluzionario) solo se riesce a evitare sia di ridursi a mera 'conferma' della teoria, sia di impadronirsi di questa, rendendosela 'ancella'. Lenin e Gramsci, ci mostra Gerratana, sono riusciti a tenersi all'altezza di questo compito, insieme a pochi altri, come Labriola... Quando conobbi Valentino, nel suo ufficio al Gramsci, egli era per me dunque già da tempo un punto di riferimento essenziale, non perché comunicasse un qualche più o meno compiuto sistema di pensiero, ma perché -- cosa molto più preziosa -- indicava un compito, delle vie da percorrere o da schiudere, e insieme rendeva disponibile per via esemplare un metodo di ricerca. Questo metodo non saprei indicarlo né con due né con cento parole (o forse con una solamente, gramsciana: verità); so però che si traduce in una scrittura limpida, priva di quei compiacenti segnali autoreferenziali e narcisistici di cui sono piene altre pagine e altre scritture; una prosa completamente rivolta alla cosa stessa e perciò, quando occorre, tagliente (ma mai violenta) ed espressiva; uno stile piano ma difficile, di una difficoltà e non-evidenza che sono nelle 'cose' e non nel modo di dirle. Da quel primo incontro a oggi molte cose sono accadute nel mondo grande e terribile della storia, e anche in quello piccolo e, a suo modo, non meno terribile, del quotidiano: la distruzione del Pci, la liquidazione dell'Unione Sovietica, e via via tutto il 'nuovo' così vecchio che abbiamo sotto gli occhi; ma anche, per Valentino, lutti famigliari dolorosi, a cui egli ha saputo reagire con una forza che non riesco a Il 14 febbraio Valentino ha compiuto ottanta anni. Auguri Valentino! P.S. Le ultime due frasi virgolettate sono di Gramsci, rispettivamente da «La rivoluzione contro il Capitale», del 1917, e da un lettera dal carcere al figlio Delio, di data incerta ma probabilmente risalente agli ultimi anni di vita del prigioniero. | |
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©1998-08 International Gramsci Society Edited by Marcus E. Green. |
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